Assoetica ha ospitato Susan Linn per un’Aula sul tema dell’obesità infantile, particolarmente allarmante negli Stati Uniti ma ormai anche in Europa. Prima di riportare una parte del suo intervento in Inglese aggiungiamo alcune annotazioni dell’incontro alla Casa della Cultura con altri relatori.
Susan, il tuo esordio in aula è stato quasi brutale: “il marketing all’assalto dell’infanzia”. La situazione è così grave?
Risponde “Il marketing non è il solo responsabile del Nag Factor, con il bombardamento televisivo che subiscono i bambini quale madre sa resistere più di un’ora alla loro insistenza?”
Rincara Livraghi: Eh, non è cambiato nulla, le pianificazioni “a rete” per catturare il target con i vari canali le abbiamo sempre usate, anche se adesso lo chiamano nag factor. Ma la responsabilità è dell’Europa. I due maggiori gruppi alimentari del mondo, Nestlè e Unilever sono europei, fatturano decine di miliardi di Euro ciascuno e danno da mangiare a più di 2,5 miliardi di persone nel mondo. E cosa propongono? ridurre le calorie, mi sembra un po’ poco. Può fare di più l’autoriduzione dei nuovi prodotti, ma temo che sia solo una tregua. In Gran Bretagna la BBC si è imposta una limitazione degli spot nelle fasce orarie bambini e sulle confezioni sta spuntando un semaforo per indicare la presenza di grassi, sale/zucchero o frutta e verdura. E’ qualcosa, ma anche sul pack l’informazione deve essere onesta: se si evidenziano le calorie sulla singola porzione e non il totale della confezione è facile che il ragazzino non si accontenti di una sola…

Domanda: una dieta di Stato? ci sono delle proposte della Commissione Alimentazione e Stili di Vita, ma è giusto demandare allo Stato la scelta della nostra dieta? L’obesità è un problema mondiale ma (fa notare Le Figaro) colpisce maggiormente la fascia sud del Mediterraneo, e allora la dieta mediterranea quanto serve? può essere un elogio della qualità ma forse non è così efficace in termini di controllo dell’obesità.

Susan: il costo del sovrappeso negli Stati Uniti supera il 7% della spesa sanitaria nazionale, molto oltre i 120 miliardi di dollari, e le previsioni in Europa della spesa per le malattie cardiovascolari e il diabete sono preoccupanti.
Un relatore della Società Italiana Pediatria chiede di bandire gli spot dei cibi non salutari ma, gli si chiede dalla sala, con quale competenza i pediatri informano e controllano adeguatamente i genitori?

Dobbiamo cercare delle risposte, e in fretta.

Susan Linn:

“Issues on all sides of the political spectrum, from preserving the First Amendment to promoting the free market, make it difficult for Americans to face squarely the harmful effects that media advertising has on children,” argued Susan Linn, Assistant Director of the Media Center for Children, in a 2000 Boston Globe op-ed.

Linn writes off the First Amendment as a matter of “ideological differences” and advocates sacrificing it for the children. Linn insisted in a 2004 interview: “I believe strongly in freedom of expression and that people have the right to create any kind of art or media programming they choose.

However, I believe — at least when it comes to children — that commercial speech should not be protected under the First Amendment.” Linn does little to hide her anti-capitalist feelings either, saying at the 2003 Public Health Advocacy Institute (PHAI) conference on “Legal Approaches to the Obesity Epidemic”: “Rampant commercialism, in and of itself, is unhealthful, and the food industry contributed to that.”

In addition to her work as a clinical psychologist at Harvard, Linn also founded a grassroots coalition called Stop Commercial Exploitation of Children, and authored the book Consuming Kids: the Hostile Takeover of Childhood. She has advocated an outright ban on any marketing to children.

It is no wonder Linn was a speaker at the 2003 and 2004 PHAI conferences. Linn singles out specific foods as the primary culprit of childhood obesity. And she’s not pulling any punches when it comes to laying blame: “As Congress holds hearing on the escalating problem of childhood obesity,” she wrote in a 2002 Christian Science Monitor op-ed, “it should make the food industry’s culpability a central part of their investigation.”