La Direzione Etica della “minoranza profetica”

Visione e Teoria del 6° Corso di Alta Formazione

informazioni e iscrizioni  segreteria@assoetica.it

VISIONE 
Come va il mondo. Emergenze e catastrofi. Il clima che si vive nel nostro Paese. Come funzionano le aziende nelle quali lavoriamo. Rendite di posizione sviliscono l’impegno e il desiderio.
Ma c’è chi sceglie di non arrendersi, e anzi, a partire dall’indignazione, dal rispetto per se stesso e dall’interesse per gli altri, pensa che sia veramente arrivato il momento di fare qualcosa.
A queste persone, a questa minoranza profetica,  è indirizzato il nuovo percorso formativo proposto da Assoetica.

Direzione etica in un doppio senso.
Sguardo proteso in direzione etica
, a scorgere il possibile cammino verso un luogo dove i diversi interessi in gioco possano trovare un  terreno comune condivisibile. E direzione etica come affermazione di un modo di essere ceto dirigente, andando oltre i limiti dell’attuale ‘management’.
Lungo il percorso cercheremo illuminazione nella lezione di filosofi, poeti, scienziati. Allo stesso tempo lavoreremo insieme affinché ognuno possa dotarsi di una ‘cassetta di attrezzi’ utilizzabili nella pratica.
Guarderemo in luce critica gli strumenti e le metriche appartenenti al consueto bagaglio del manager: budget, contabilità, finanza e bilancio; politiche di gestione e sviluppo delle ‘risorse umane’; strategie di marketing; governo della comunicazione e delle informazioni.
Guarderemo con particolare attenzione agli strumenti nuovi: balanced scorecard, bilancio di sostenibilità. Mantenendo però desta l’attenzione di fronte agli aspetti ingannevoli e gattopardeschi  che troppo spesso caratterizzano oggi le politiche di Corporate Social Responsibility.

Convinti che la diversità sia fonte di esperienza e di crescita collettiva, come negli anni scorsi cerchiamo di costruire un gruppo per quanto possibile disomogeneo. Insieme donne e uomini; manager in carriera e giovani sulle soglie del mercato del lavoro; persone impegnate in grandi aziende con scopo di lucro e in associazioni fondate sul volontariato; persone di provenienze geografiche e culturali tra di loro lontane.

Nei suoi dieci anni di attività Assoetica ha guardato alla Business Ethics. Continuiamo a considerarla rilevante. Ma ci appare oggi come niente più di uno degli sguardi etici possibili e auspicabili. Collochiamo dunque la Business Ethics -intesa come etica che pone al centro il profitto come obiettivo e misura- accanto all’etica del lavoro, all’etica della solidarietà, all’etica della gratuità, all’etica della sostenibilità, all’etica dell’immaginario. E a tutti i diversi sguardi etici che lavorando insieme saremo capaci di far emergere.

Sul nostro sito, www.assoetica.it troverete informazioni via via aggiornate su questo progetto. Dieci lezioni tenute in edizioni precedenti raccolte da  Bruno Bonsignore e Francesco Varanini in Un’etica per manager, Guerini e Associati, 2010.

 

Inizio:  Febbraio 2012, termine Dicembre

Struttura:  80 ore d’Aula su 10 Moduli di 8 ore il terzo sabato di ogni mese
Location: Blend Tower (Stazione Centrale) Milano, piazza IV Novembre 7
Aula: numero chiuso di 18 iscritti più Tutor e 1 eventuale osservatore
Fee di iscrizione: € 2900 + IVA, Promo NATALE per iscrizioni entro il 31 Gennaio € 1.450 + IVA
Borse di Studio: 1 del 100%
Iscrizioni: segreteria@assoetica.it
Verrà rilasciato ad ogni partecipante l’attestato di Ethics Officer ®
Coordinamento: Bruno Bonsignore, Presidente di Assoetica
Responsabile del programma: Francesco Varanini, Direttore Scientifico di Assoetica

 

TEORIA

Fondamenti:

Antropologia; sociologia; ecologia; scienza della complessità; economia ecocentrata e antropocentrata;  geopolitica; comunicazione audio-video

Metafore:
filosofia come cultura manageriale; letteratura come scoperta e narrazione delle organizzazioni;  musica come sistema di armonia e di organizzazione; la Rete come stato nascente dell’era della condivisione; etica come leva di marketing

Panorama Tecnologico:
fondamenti di information & communication technology; e-Life, e-Business; virtualità e digitalizzazione; customer, partner e company relationship management; knowledge management; apprendimento e e-learning come modelli di business; l’era dell’accesso, ubiquità e connessione; dal controllo totale all’outsurcing: take-the-risk / cover-your-ass; dalla proprietà all’Uso

Arte del Governo:
storia della leadership; corporate governance; stakeholders, loro ruolo; il nuovo ruovo dei sindacati; sussidiarietà come modalità di risposta ai bisogni

Misure del Valore:
sintesi e lettura storica dei princìpi di valutazione basati sul bilancio, accounting, revisione;
oltre il valore misurato attraverso la moneta e le transazioni;
il nuovo scenario caratterizzato dalla crescente presenza di asset intangibili
nuove misure del valore

Meno ma Meglio
Predatori della Natura;
l’insostenibile modello dello Sviluppo Durevole/Sostenibile!
negoziabilità del modello di vita;
l’umanesimo della modestia;
l’Europa Unita della Solidarietà;
l’economia del dono

***

Dieci anni di AssoEtica

Eravamo ventisette seduti attorno all’immensa tavola rotonda della Bolla del Lingotto, una grande sfera di cristallo di 14 metri di diametro posata sul tetto dell’ex-fabbrica torinese di automobili. Isolati dal resto del mondo per discutere di etica negli affari, cioè di quanto sia difficile essere orientati al profitto e al tempo stesso dimostrare senso di responsabilità sociale.

Per non rifugiarsi nel comodo alibi fornito dai codici di comportamento che ormai ogni azienda si è dato, ho mirato alto, all’autorità ecclesiastica. Alla sapienza e alla milleniale pratica di speculazione mentale dei Gesuiti formatisi all’Università Gregoriana, i quali mi hanno chiarito subito che non basta fare delle cose buone come la beneficienza per potersi definire etici. Così si allontanano e si ridimensionano brutalmente le benemerenze di chi è attento all’ambiente, fa i bilanci sociali, promuove il commercio responsabile e consapevole, per andare dritto al cuore del problema. Cioè al cuore di ciascuno di noi che per comportarsi in modo etico deve prima avere una Coscienza, una consapevolezza etica. Il difficile sta qui ovviamente e i relatori si confrontano: se il digital divide condanna al sottosviluppo miliardi di individui che non hanno accesso alle tecnologie, è etico cercare di vender loro il software o non si deve piuttosto dar loro il software gratuitamente? Ma, controbatte un gigante mondiale dell’informatica, se non si pagasse il software, chi metterebbe i soldi per la ricerca e lo sviluppo e la produzione? Non e’ forse buono ed etico produrre posti di lavoro e ricchezza? Max Weber e Calvino insistono sulla legittimità e sull’etica del profitto, che non necessariamente è un “approfittamento” del prossimo. Incominciamo allora, sostiene un certificatore di qualità, a dare un rating etico alle aziende, assumendo come parametro i codici di comportamento di un ente sovranazionale come ad esempio le Nazioni Unite. In questo modo stabiliamo una vera e propria classifica alla quale il pubblico può fare riferimento quando si vogliano comprare azioni o fondi o presentare una domanda di assunzione, e l’imprenditore dovrà per forza tenerne conto… Ma, obiettano i Gesuiti, con quale criterio possiamo definire etiche le norme, alle quali allora basterebbe attenersi acriticamente per sentirsi a posto con la coscienza e con la società, senza magari condividerle, o peggio senza metterle nemmeno in discussione? Magari in nome dell’imperativo superiore dell’Efficienza? Abbiamo già visto dove questa ossessione possa condurre l’uomo… Dunque essere etici conviene? chiede il giornalista seduto due posti alla mia destra, mentre la Bolla s’arricchisce del colore del sole che si alza dalla collina torinese. Oscar Wilde, gli rispondo, nella sua Decadenza della Menzogna sostiene che “chi non dice la verità prima o poi viene scoperto”. Oggi viviamo in un sistema globale e tecnologico dove è sempre più difficile conservare i segreti, tanto vale scegliere la via della trasparenza… Un buon management deve cercare di ottenere condivisione ed allineamento non attorno alle verità assolute, ma a visioni plausibili. Dovrà cercare consenso, non deferenza, non sudditanza, non piaggeria. Morin osservava che “qui al Nord non c’è più il tempo della riflessione e della meditazione… quando l’uomo ha voluto dominare il pianeta è arrivato il disastro ecologico. Oggi bisogna puntare a un umanesimo della modestia, della fragilità umana, della finitezza dell’uomo ma che sia finalmente al servizio di tutti gli umani senza differenza di sesso, razza e religione”. L’Europa che auspica Edgar Morin dev’essere all’avanguardia nella solidarietà, che valorizza il singolo individuo e i modi in cui la persona si sviluppa e cambia nel tempo…Un’Europa, Unita in questo modo, può essere la promotrice della rivoluzione etica di cui abbiamo bisogno. Bruno Bonsignore Torino, 16 Novembre 2002