Frenare per salvarsi

Il 26 maggio 2021 i giornali battono la notizia che il freno di emergenza della funivia del Mottarone a Stresa sarebbe stato disattivato intenzionalmente dagli addetti al servizio per evitare di chiudere l’impianto. In pratica, una condanna a morte nel caso un cavo si fosse spezzato.

 

Mi piacerebbe parlare di etica cogliendo un momento positivo, alto e limpido. 

Purtroppo il quotidiano mi travolge con la sua cronaca che stravolge. Un gioco di parole che si apre su un baratro buio, per non dire cieco. Un volo verso la morte che in una domenica di maggio ha cancellato quattordici vite, lasciando un unico superstite nella disperazione futura. Per un cavo di una cabinovia che improvvisamente si trancia e un sistema frenante che non entra in funzione.

Il 26 maggio 2021 i giornali battono la notizia che il freno di emergenza della funivia del Mottarone a Stresa sarebbe stato disattivato intenzionalmente dagli addetti al servizio per evitare di chiudere l’impianto. In pratica, una condanna a morte nel caso un cavo si fosse spezzato. 

Non si tratta di errore umano, si badi bene. Ma di scelta disumana. In assenza del senso di responsabilità, di un’etica del lavoro, di una forza superiore che eleva l’animo umano a realizzarsi umanamente nel lavoro, si smarrisce il senso di comunità e si lavora per vivere egoisticamente: alcuni sopravvivono e altri soccombono. 

 

Quale freno al profitto?

Occorre allora interrogarsi sulla direzione che stiamo prendendo. Il profitto è certamente una componente del lavoro, ma con quale ottica dobbiamo guardare al profitto? L’etica offre un orizzonte nel quale praticare, in condivisione, la costruzione di un futuro comune. Se non mettiamo il benessere collettivo al centro di un qualsiasi progetto o prodotto, corriamo il rischio di escludere dal mondo tante vite, umane, animali e vegetali. Frenare per salvarsi è dunque un’opzione da prendere in seria considerazione.

Cosa può fare Assoetica per testimoniare questa urgenza?

Essere presente, puntuale, pronta ad accendere una luce e sollecitare le coscienze di chi lavora per sentirsi vivo e presente. La presenza è la chiave. Abituare le coscienze a “guardare fuori di sé, offrendosi agli altri con responsabilità”; formare e informare coloro che hanno un mandato.

Trasferire una conoscenza non é un atto unicamente operativo. Nella formazione devono entrare concetti etici e deontologici se vogliamo che la tecnica sia appresa attraverso un percorso di consapevolezza più ampio. Frenare non significa arrestarsi ma solo interrompere una corsa sfrenata senza coscienza. Spetta ad ognuno di noi azionare il freno. Non farlo può causare a noi e agli altri conseguenze inimmaginabili. Fino a quando la corda non si spezza…

 

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