In ottica etica: Women in the world

di Bruno Bonsignore

Non solo storie ma soluzioni.
Tina Brown di LIVE Media ha presentato al Koch Theater del  Lincoln Center di New York  la settimana scorsa “Women in The World”, uno straordinario summit di  3 giorni di giornalismo live, storytelling vissuto e raccontato dai protagonisti e da invitati famosi, presentati da personaggi della politica e dello spettacolo. Uno storytelling che non si ferma al racconto ma cerca di suggerire ottiche diverse e possibili soluzioni, con quel pragmatismo anglosassone spesso assente nei nostri “eventi” culturali e sociali.
Meryl Streep che legge Syria I love you, Hillary Clinton, possibile candidata alle prossime presidenziali e Christine Lagarde, Managing Director del Fondo Monetario Internazionale che parlano della Guerra fredda riaccesa dagli eventi in Ukraina e delle ricadute economiche,  Tina Brown che intervista la Regina Rania di Giordania, Jimmy Carter impegnato a ridurre le ingiustizie verso le donne e le giovani,  ma anche Coca Cola che spiega come le donne imprenditrici aumentino in modo esponenziale il benessere delle famiglie e delle comunità, storie e soluzioni;  il film che presenta il primo corpo solo femminile e solo di donne musulmane di Peacekeeping delle Nazioni Unite, storie di coraggio e di resistenza raccontate e soluzioni cercate e messe in video. Sono queste le Women in the World, donne di AT&T impegnate a disegnare un nuovo futuro tecnologico e che non devono subire il famigerato doppio standard uomo-donna.
L’Anita Borg Institute for Women and Technology, non profit fondata per motivare e far affermare la donna nelle tecnologie ha dimostrato in una ricerca che le imprese in cui c’è una forte presenza femminile anche nei piani più alti, fanno più profitti, riporta Paolo Mastrolilli su La Stampa e continua:  la spiegazione più semplice è che “le donne in genere guadagnano meno degli uomini e quindi assumerle significa beneficiare di prestazioni della stessa o migliore qualità spendendo meno. Ma l’Anita Borg Institute cita degli studi che dimostrano come l’intelligenza collettiva delle aziende si alza quando ci sono più donne”. Non ho trovato  notizia di questa ricerca sui nostri media.
Le quote rosa sono una miopìa del problema e una banalizzazione della soluzione. I Corsi annuali di Direzione Etica di Assoetica, frequentati statisticamente nella proporzione di 2/3 donne – 1/3 uomini sono lì a dimostrare da  12 anni che la vera “quota” mancante nelle aziende è l’ottica, l’intuizione, l’approccio e la sensibilità femminile, l’altro 50% del management sistematicamente ignorato a partire dalle business school di impostazione maschilista.
Come ha esordito Archie Carroll in una memorabile docenza in Assoetica, “al piano terra della mia piramide metto l’etica del profitto nel rispetto delle leggi. Ma sopra metto l’etica dell’equità e della parità dei diritti di genere e di età”.
Non è solo etico, conviene a tutti. Era il 2003 ma siamo ancora alle quote rosa.

Testo già apparso su La mia finanza green