Richard Stallman. La Lezione Del Predicatore

di Bruno Bonsignore

 

La risposta di Stallman all’invito di docenza al Corso di Iniziazione alla Business Ethics incomincia così:

“ I am not on vacation but I am at the end of a long time delay. I am located somewhere on Earth…”. Richard Mattew Stallman –preferisce farsi chiamare “rms” – è astrologicamente un pesci nato a Manhattan, oggi di poco over fifty, che promuove assiduamente il suo Free Software Movement girando instancabilmente per il mondo.

La conferma del suo intervento al Corso di AssoEtica arriva con un e-mail sibillino:

“ I could make it Feb 24”.

Comincia così la più snervante Aula che mi sia mai capitato di organizzare. Solo quando mi compare finalmente davanti agli occhi con la folta barba nera che contrasta in modo assurdo con la pelle rosea del viso, percepisco la coerenza del suo conciso “posso farlo”, che s’accompagna alla indispensabile follia che ci vuole per concepire e realizzare un movimento mondiale contro lo strapotere dei software proprietari.

Il copione, ampiamente collaudato nelle numerose conferenze e interviste, prevede il rigidorispetto dei tempi e della scaletta concordati a partire dal titolo “ Free software in ethics and in practice “. La cosa però non è così semplice dal momento che i contenuti richiesti e le domande puntigliosamente preparate e sottoposte alla sua preventiva approvazione mi ritornano indietro dopo tre giorni come non lette, con una nota del suo Program Administrator John Sullivan: “Richard non legge alcun testo scritto in word, devi rispedire la tua mail scritta in testo semplice”.

Quando cerco Stallman al telefono scopro che è in India, mentre il suo assistente si trova a Boston. Far quadrare il triangolo dei fusi orari di tre continenti è arduo e devo accettare la mediazione di Sullivan la cui pignoleria si erge a livelli kafkiani, tipo la specifica della durezza del materasso del letto d’hotel su cui dormirà il buon Richard e del tipo di tè e di zucchero preferiti, che devono trovarsi in quantità abbondante sul tavolo dell’oratore.

Richard fa sold out e la Casa della Cultura di Milano è affollata sin nei corridoi di servizio e pure la scala, con qualche ritardatario che resta fuori in San Babila. Giovani in larga maggioranza, ma non solo, smaniosi di sentire dalla viva voce del guru i dettagli della sua mission contro lo strapotere di Microsoft.

“Come hai cominciato e cosa facevi prima?” sono le prime curiosità che Stallman deve soddisfare. “Lavoravo al Mit negli anni ’70 e facevo l’hacker… quando ho capito che ero stato eletto dalle circostanze per creare un movimento che potesse liberare la gente dal vincolo di dover comprare i programmi per il proprio computer. E ho deciso che dovevo farlo a costo di morire…”

Nel 1985 nasce il GNU, la libera alternativa all’Unix. Stallman recita sapientemente il suo copione in un inglese semplice e chiaro, non vuole essere interrotto e lascia poco spazio alle domande, rispettando l’orario d’arrivo come un treno svizzero.

Il finale prevede un coupe-de-teatre: Richard s’infila una tunica nera, sbatte via i sabot da infermiere, balza in piedi sollevando una laicissima aureola d’ottone che si pone in testa e impartisce una benedizione “a tutti per renderli liberi dal malefico software padrone del mondo…”.

L’acclamazione è prevedibile per tanta abilità retorica ma è anche dovuta, per l’impresa che Stallman ha saputo realizzare, il Free Software Movement ma non solo.

C’è la Free Software Foundation che raccoglie donazioni per rendere possibile l’obiettivo del movimento, dare un’alternativa libera –non necessariamente gratuita- agli sviluppatori e agli utilizzatori di software come presupposto irrinunciabile per la libertà di pensiero e di azione.

Il Predicatore conclude da par suo esortando le scuole –tutte le scuole del mondo- a non accettare le copie free di Windows per non creare fra i giovani nuovi milioni di Microsoft-addicted: la strada è GNU/Linux, la libera alternativa.

Come non applaudire?