La formazione come pratica di conoscenza e generazione di valori

di Mauro Vaia

 

Da più parti e in differenti occasioni emergono pressanti quesiti sulle forme e sugli indirizzi che può/deve assumere la formazione in un momento di passaggio dove, dopo due esercizi quinquennali di finanziamenti europei, le risorse verranno presumibilmente spostate ad est e l’industria dovrà fare i conti con i propri accantonamenti per lo sviluppo e la formazione, e quindi richiedere a quest’ultima risposte sempre più mirate. Ma mirate rispetto a quali scenari, rispetto a quali prospettive?

Si possono offrire alcune brevi riflessioni su tali scenari in relazione al tema dell’etica, che è un po’ il percorso che, tramite il discorso sui valori, è emerso come nodo scoperto nel convegno stesso, e rappresenta inoltre il fulcro di riflessione che accompagna tutto l’impegno di Assoetica.

Dai diversi interventi al convegno “La formazione allargata” del 2 febbraio è emersa soprattutto una filiera di corrispondenze che potremmo delineare brevemente così: è necessario un forte investimento in innovazione, che si declina innanzitutto in termini di capitale intellettuale/umano quale risorsa essenziale, trasversale e irrinunciabile.

È stato toccato il tema della responsabilità etica nei termini delle libertà nell’accezione di Amartya Sen –tecnicamente il concetto di “capacitazione”– ma nel complesso pare di comprendere che lo stato attuale della riflessione nel confronto sulla formazione vede due grandi assenti: l’etica e soprattutto l’uomo. L’apparato formativo oggi nel suo complesso è ben articolato e alcune intuizioni sono parse utili e pertinenti, come le idee espresse da Susanna Mantovani sull’interrogazione, alla formazione e all’educazione in generale, allo sviluppo dell’individuo in termini di “profondità”: “perché i genitori si chiedono ‹mio figlio è avanti› oppure ‹mio figlio è indietro› e non si chiedono mai ‹mio figlio è profondo›?”. Questione che sfocia in una ulteriore interrogazione posta dalla professoressa Mantovani in calce al suo intervento: “chi forma i valori?”

L’idea di sviluppare capitale umano/intellettuale (su questo binomio bisognerebbe aprire un ulteriore dibattito) per fondare solida(r)mente una società della conoscenza necessita di un chiarimento forte sui temi della conoscenza, dell’uomo, del valore. Ecco, nella ricerca di una società della conoscenza trovo che i grandi temi di conoscenza, uomo, etica siano così poco chiari da intravvedere che il castello di sabbia del cosiddetto capitale umano non abbia chiare le fondamenta sull’uomo e sulle implicazioni più importanti che questo comporta. Mi pare inoltre che il percorso che propone Assoetica intenda tessere proprio questo scenario di fondo.

Le risposte di Francesco Varanini, a partire da una certa ontogenesi del soggetto, la sua “archeologia” (M. Foucault), lo scavo, la narrazione, la sua storia siano una risposta che però propone al coro generale della formazione un cambio di tonalità. Non a caso ha concluso il suo intervento al convegno citato con un forte sbilanciamento cognitivo per i presenti attraverso una poesia (e poi il silenzio) che ha forzatamente smosso la platea.

Credo esistano amplissimi margini di miglioramento nella pratica della formazione a fronte di una maturazione complessiva della definizione stessa dei temi di fondo su cui intervenire, l’uomo, la conoscenza, i valori, l’etica e la declinazione di tutti questi temi in azioni che generino un valore aggiunto reale, un vantaggio sia per le organizzazioni sia per le persone che concorrono a definirle. Alla base della struttura, tuttavia, è necessaria una riflessione intorno ai temi che si decide di assumere come irrinunciabili nella generazione di valore che oggi, riduttivamente, si definiscono intangibles, ma che partono sempre da un’idea di uomo, da una pratica della conoscenza e da una generazione più o meno consapevole di valori.