Etica della fedeltà a sé stessi, etica della congettura, etica della cittadinanza

di Francesco Varanini.

Ho partecipato il 21 ottobre 2019 all’incontro Etica della psicologia oggi, presso la Casa della Psicologia di Milano.
Qui in breve la traccia delo mio intervento. Ho proposto tre storie esemplari.

Storia della pillola formativa. Mi sono trovato, in quanto formatore, a partecipare a un progetto fondato sulla preparazione di ‘pillole’. Il formatore è chiamato a scrivere una sceneggiatura di quello che intende dire, la sceneggiatura è sottoposta a vaglio e correzione di sceneggiatore e regista. Il formatore è chiamato quindi a ‘recitare la parte di sé stesso’, essere l’avatar di se stesso, di fronte alla telecamera, fingendo spontaneità mentre legge sul ‘gobbo’.
Le varie professioni psicologiche, tra le quali possiamo comprendere quella del formatore, sono tutte toccate da simili trasformazioni.
Questa esperienza porta a una riflessione su ciò che si può chiamare ‘Etica della fedeltà a sé stessi, alla propria storia, ai propri maestri’. Possiamo chiederci se è giusto accettare questa trasformazione del proprio ruolo. Possiamo interrogarci su come è possibile limitare i nuovi vincoli, per esempio rifiutandosi di leggere sul gobbo e parlando a braccio, come il formatore ha sempre fatto, specie prima dell’avvento di Power Point.

Storia dello scienziato secondo Max Weber. Weber tenne due famose conferenze sulle professioni intellettuali, nel 1917 e 1919. La seconda, La politica come professione, è forse la più nota. Come sua abitudine Weber propone un ragionamento giocato su due poli, di fronte ai quali non prende definitivamente partito. In questo caso parla della compresenza di ‘Etica della responsabilità’ e di ‘Etica dei principi (o delle convinzioni)’. Ma più interessante è la prima conferenza, La scienza come professione. Weber mostra come il lavoro scientifico, modernamente inteso, impone di seguire intelletto e ragione, impone di cercare il costante progresso; di conseguenza comporta ‘disincantamento’. Ovvero distacco da un umano atteggiamento che in epoca pre-scientifica ha sempre accompagnato l’essere umano l”incantamento’, ciò che troviamo in religioni, miti, credenze. Ci si può chiedere se l’essere umano può vivere senza incantamento. Sulla via del disincanto l’essere umano può essere sostituito da una rigorosa ‘macchina scientifica’. Weber pone ad esempio di ‘disincantamento’ il considerare esistente la morte. Il progresso non contempla morte. Weber si chiede se l’essere umano può vivere rifiutando la morte. E porta ad esempio di esseri umani che continuano ad accettare la morte Tolstoj. Weber mostra anche come si possa concepire una scienza ‘incantata’, ‘non disincantata’ o ‘reincantata’, il cui testimone può essere Goethe.
Possiamo chiederci le possono esistere professioni psicologiche ‘scientifiche’, nel senso proposto da Weber. Può esistere una psicologia che rifiuta la morte? Accettare la morte significa accettare l’umana finitudine, e l’appartenenza alla Natura, regolata da cicli dove vita e morte sono mutuamente implicate. Accettare la morte porta a considerare l’etica come proprietà emergente, generata dall’azione. Possiamo quindi parlare di ‘Etica della congettura’: scienza come sondaggio, scavo dell’ignoto, viaggio nelle tenebre alla ricerca di luce. Possiamo anche parlare di ‘Etica del mistero’, dove il mistero è accettato: passaggio da occhi chiusi ad occhi aperti.

Storia della doppia morale dello scienziato. Racconto la storia qui. Dobbiamo chiederci se possiamo accettare la posizione etica dello scienziato che dice: il mio compito è lavorare in laboratorio. Non sono responsabile dell’uso del frutto delle mie ricerche. Non sono responsabile delle leggi di natura (qui Spinoza non sarebbe d’accordo). Dobbiamo chiederci se è possibile essere scienziati senza essere prima e contemporaneamente cittadini, senza cessare di essere cittadini. Dalla storia emerge quindi l’importanza di un”Etica della cittadinanza’.